Martes, 06 de mayo de 2014

Discurso inaugural del cardenal. Fernando Filoni, Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, durante la apertura de los trabajos de la Asamblea General Anual de las Obras Misionales Pontificias (OMP), que se está celebrando en Roma hasta el Sábado, 10 de mayo (véase Fides 29/4/2014). 

ASSEMBLEA ORDINARIA DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE

RELAZIONE INTRODUTTIVA di Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli Salesianum (Roma) 5-10 maggio, 2014

 

          Ci troviamo riuniti in quest’Assemblea Ordinaria, che costituisce uno dei momenti forti della vita delle Opere. Saremo impegnati a “studiare le attività e i metodi di animazione e della raccolta di fondi” (art. 35), a stabilire criteri e priorità nella loro assegnazione, e approvare i bilanci preventivi e consuntivi.

Ogni Assemblea  segna in maniera significativa la vita delle POM, ci  permette di condividere le esperienze missionarie delle varie chiese e le meraviglie che lo Spirito opera in tante parti del mondo. Ci ritroviamo qui come  Paolo e Barnaba che periodicamente ritornavano alla loro comunità in Antiochia per narrare le loro imprese apostoliche.

Non posso non aprire questa Assemblea con un ricordo e un grazie a Papa Francesco. Il suo primo anno di servizio pastorale si è rivelato  una benedizione per tutta la Chiesa, ma specialmente per noi che siamo più direttamente coinvolti nell’azione evangelizzatrice. Fin dal primo momento Papa Francesco ha decisamente spinto tutta la cristianità verso un’azione evangelizzatrice, ad uscire fuori verso le periferie antropologiche e geografiche del mondo per annunciare il Vangelo. 

Carisma e contributo dei Direttori Nazionali all’attività missionaria 

È mio dovere ringraziare voi, Direttori Nazionali e i vostri collaboratori, per l’attività di animazione e formazione missionaria che avete fatto quest’anno nelle vostre Chiese. È anche per merito vostro che l’esistenza e il lavoro delle Pontificie Opere vengono apprezzate  e stimate,  ritenute in un certo qual senso, insostituibili. Con il vostro lavoro, è mantenuta alta la priorità della evangelizzazione ad Gentes, che è la ragion d’essere delle POM, perché è il loro carisma fondazionale.

Esse, sì, sono opere della Chiesa universale, ma che si concretizzano nelle chiese particolari. Questa caratteristica costituisce la loro modernità ed anche l’attrazione che esse esercitano su tutto il Popolo di Dio, specialmente in questo tempo in cui la globalità è divenuta misura costitutiva della nuova umanità. Questa è anche la ragione per cui sono poste a disposizione della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, con la quale collaborate strettamente nel compito di animare missionariamente  il Popolo di Dio.

Tutti siamo al servizio unicamente del Regno di Dio, cui dedichiamo le nostre persone e i mezzi di cui disponiamo.

Desidero pubblicamente ringraziare i direttori nazionali che hanno terminato il loro servizio, e che sono stati chiamati a svolgere altri ministeri nelle loro chiese. Un cordiale e fraterno saluto e benvenuto ai Direttori di nuova nomina che per la prima volta partecipano a questa Assemblea Ordinaria. Sarà per loro una immersione in una realtà bella, perché qui si misura anche il polso missionario delle chiese di tutti i continenti. È una realtà ricca, ma complessa che ha bisogno di un certo rodaggio per essere pienamente compresa. 

Anche nelle POM internazionali vi sono stati importanti avvicendamenti. A Mons. Dumon, Segretario Generale della Pontificia Opera S. Pietro Apostolo è succeduto il P. Fernando Domingues, mentre al P. Timothy Lehane, segretario della POSPA, è succeduto il P. Riccardo Szmydki. A loro un augurio di proficuo servizio nelle POM. 

Visione missionaria di Papa Francesco:  Lumen Fidei – Evangelii Gaudium 

In questo primo anno del suo servizio pastorale come vescovo di Roma, Papa Francesco ha impresso alla Chiesa una grande spinta missionaria. Numerosi i suoi gesti, nonché importanti i due documenti pubblicati – Lumen Fidei ed Evangelii Gaudium, espressamente dedicati all’Evangelizzazione. 

La Lumen Fidei, quasi il testamento spirituale di Benedetto XVI e l’inizio programmatico di Papa Francesco, è un inno alla fede, che è luce e principio dell’evangelizzazione. “Chi crede, vede; vede con una luce che illumina  tutto il percorso della strada, perché viene a noi dal Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta” (Lumen Fidei 1). Il documento riporta tutta l’attività della Chiesa, compresa l’evangelizzazione, al suo nucleo centrale e motivante: la fede, che deve crescere “per illuminare il presente fino a diventare stella che mostra gli orizzonti del nostro cammino, in un tempo in cui l’uomo è particolarmente bisognoso di luce” (LF 4).

La fede “possiede una luce creativa per ogni momento nuovo  della storia, perché colloca tutti gli eventi in rapporto all’origine e al destino di tutto nel Padre che ci ama” (LF 55). La fraternità universale, la giustizia distributiva, la solidarietà tra persone e popoli non possono essere una costruzione solamente umana. Infatti Dio, che è Padre comune, “vuol far partecipare tutti, come fratelli, all’unica benedizione, che trova la sua pienezza in Gesù, affinché tutti diventino uno” (LF 54).  

Della Evangelii Gaudium vorrei sottolineare la visione missionaria che il Papa intende dare alla sua missione pastorale, e ci coinvolge tutti: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa” (EG 27).

Egli pone l’evangelizzazione come punto essenziale e irrinunciabile  del suo pontificato. Lo dice chiaramente quando afferma:  “In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni” (EG 1).

Due sono i pilastri che gli stanno a cuore: 1. Il Vangelo e 2. la gioia di annunciarlo.

Per  Vangelo, egli intende  “Cristo, il Vangelo eterno, lo stesso ieri e oggi e per sempre, sempre giovane e fonte costante di novità” (EG 11). Per la gioia di annunciarlo egli intende “un annuncio rinnovato che  offre ai credenti una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice” (EG 11).

L'evangelizzazione deve essere sensibile alle nuove situazioni, fissare nuove priorità e sperimentare vie nuove. “Si rende quindi necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente … È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi” (EG 74). “Esorto tutte le comunità ad avere una «sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi»” (EG 74).

Di conseguenza, la Chiesa oggi è chiamata a questa nuova uscita missionaria. “Oggi, in questo «andate» di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova «uscita» missionaria” (EG 20).

L’evangelizzazione in questo periodo di enormi trasformazioni sociali richiede una chiesa trasformata, una Chiesa missionaria in uscita. Ci sprona il Papa a riprendere con coraggio la missione evangelizzatrice, perché è dalla sua intensità ed efficacia che può derivare il vero rinnovamento della Chiesa, delle sue strutture e della sua azione pastorale, perché l’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa (cfr. EG 15).

Per un mondo in trasformazione c’è bisogno di una Chiesa rinnovata e trasformata tramite la contemplazione e il contatto personale con Cristo, nella potenza dello Spirito. È Lui la fonte del rinnovamento, che ci fa trovare nuove  strade, nuovi metodi creativi, altre forme di espressione, per l’evangelizzazione del  mondo attuale (cfr. EG 11). 

Le POM sono una  risposta al sostegno della Missio ad Gentes e della crescita delle giovani chiese.  

Qual è il ruolo delle POM in questo nuovo scenario ecclesiologico?

Il Concilio Vaticano II ha operato un deciso spostamento di accento in favore dell’importanza della Chiesa locale, e la Missio ad Gentes è parte costitutiva di ogni Chiesa locale, anche di quelle fondate di recente,  perché essa è fondamentale a tutta l’esistenza cristiana. È il paradigma di tutta l’attività pastorale: catechesi, carità, sacramenti prendono forma piena se sono animati, vivificati, attualizzati o celebrati nella dimensione della Chiesa locale.

Così pure ogni Chiesa locale ha la missione di realizzare sul proprio territorio e fuori dai propri confini le multiformi e molteplici attività di evangelizzazione, quali  l’annuncio, la promozione umana, il dialogo, come sono enumerate nella Evangelii Nuntiandi e nella Redemptoris Missio. Le Chiese locali dei territori di missione, più di altre hanno come priorità la Missio ad Gentes, di cui direttamente sono responsabili. Il vescovo, come capo e centro dell’attività apostolica, ha il compito di incrementare una forma di partecipazione alla missione universale, con l’invio di preti e laici diocesani nel modello di comunione e cooperazione missionaria tra le Chiese. È chiaro che la missione non è a senso unico, di una Chiesa che invia e di un’altra che riceve, ma è essenzialmente reciprocità. Il quadro ecclesiologico emerso dal Vaticano II non sopporta più regimi di delega. Solo raramente e in caso di vera necessità la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli concede lo Jus Commissionis ad Istituti Missionari e agli Ordini Religiosi.

La Missio ad Gentes, anche quella ad extra, non può quindi restare appannaggio di pochi uomini o Istituti. Questi sono ancora validi e necessari, specialmente per la cosiddetta prima evangelizzazione. Nel frattempo bisogna preparare e formare i ministri ordinati e il laicato a lanciarsi anche nella prima evangelizzazione, nelle periferie geografiche ed antropologiche del mondo.

Le POM, dopo il Concilio Vaticano II, hanno ridefinito la loro collocazione, proprio per adeguarsi alla riscoperta del protagonismo delle Chiese locali. Si sono o si devono adeguare  alla necessità, riproponendo forme credibili di animazione e cooperazione missionaria all’interno dei nuovi scenari sociali ed ecclesiali.

Ora esse sono chiamate a dare il loro contributo specifico, nel creare o far maturare le loro Chiese, anche se giovani,  come soggetti responsabili dell’evangelizzazione. Sotto questo aspetto le POM hanno anche il compito  di  frenare quella tendenza che vede molti presbiteri delle giovani Chiese emigrare in Occidente, dove credono di trovare migliori condizioni pastorali.

Il fenomeno, infatti, di numerosi presbiteri, religiosi/e, e laici impegnati che esercitano il loro ministero nelle Chiese occidentali con crisi di vocazioni, è un fatto rilevante, che desta gravi interrogativi e non accenna a fermarsi.

Già il Card. Tomko, presentando l’“Istruzione sull'invio e la permanenza all'estero dei sacerdoti del clero diocesano dei territori di missione” , disse che non era giusto che alcune diocesi dell’Africa avessero metà del proprio clero nelle diocesi dell’Europa o degli Stati Uniti.  Con questa Istruzione,  - egli diceva - la Congregazione  intendeva regolamentare la permanenza all'estero dei sacerdoti diocesani dei territori di missione, per evitare che le giovani Chiese missionarie, ancora molto bisognose di personale e in particolare di sacerdoti, venissero private di notevoli forze apostoliche, assolutamente indispensabili per la loro vita cristiana e per lo sviluppo dell'evangelizzazione tra popolazioni in gran parte ancora non battezzate. Io so che già in molte giovani Chiese c’è una critica verso quei preti che vanno nelle Chiese cosiddette ricche, e a cui non danno la qualifica di Fidei Donum.  

Sollecitudo Omnium Ecclesiarum e Cooperazione tra Chiese. 

In questi ultimi tempi si fa sempre più interessante la riflessione tra la sollecitudine del Papa per tutte le Chiese e la cooperazione bilaterale tra Chiese in ambito del sostegno e aiuto.

Sappiamo che “le Opere Missionarie furono riconosciute Pontificie dopo che avevano messe radici e acquisito carattere internazionale (art. 15). In quanto tali, esse sono a disposizione del Romano Pontefice, capo del Collegio dei vescovi e principio e segno dell’unità e dell’universalità della Chiesa” (ibid.). Questo non è tanto un elemento derivante dal principio di autorità, o di accentramento, quanto dal fatto che il Pastore Supremo conosce e sente più di chiunque altro le urgenze e i bisogni di tutte e di ciascuna Chiesa. Esse sono affidate dal Papa alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, la quale ha il compito di coordinare l’evangelizzazione e la cooperazione missionaria.

Ma le Opere appartengono anche ad ogni vescovo, perché radicate nella vita delle Chiese particolari. Come la Chiesa Universale sussiste e si concretizza nelle Chiese particolari, così le Pontificie Opere sono materialmente presenti nelle Chiese particolari.

Qui non si tratta assolutamente di livelli o posizioni onorifiche o di autorità, ma di un servizio all’evangelizzazione. Siamo tutti servi della missione.

Tuttavia anche nella Chiesa dobbiamo fare i conti con la problematica tra universale e particolare, ma non come lo fa la società civile, che rivendica la propria identità nazionale sino a farla diventare nazionalismo e tribalismo. Noi abbiamo altri parametri, perché la Chiesa non riproduce e non è una copia della società.

Essa è il Popolo convocato dalla Trinità. Essa per sua propria natura è universale e cattolica, e la sua missione consiste proprio nel realizzare, anche geograficamente, questa cattolicità. Ma essa si incarna nelle situazioni religiose, culturali e sociali di ogni popolo, esaltandone l’identità.

Ogni Chiesa locale deve farsi attraversare dai bisogni, aspirazioni, fede  e carità di tutte le altre Chiese. Ogni Chiesa che credesse di affermare la propria identità, in contrapposizione o ignorando la sua dimensione cattolica universale, è destinata a divenire un ramo secco. 

Questo discorso è opportuno richiamarlo attraverso voi, direttori nazionali, ai vostri vescovi. Se le Pontificie Opere non perseverano nel conservare gelosamente la loro dimensione universale cattolica, è in pericolo non la loro stessa sopravvivenza, ma il servizio a tutte le Chiese missionarie. Resta ancora illuminante e saldo l’atto di fondazione della Pontificia Opera della Propagazione della Fede. Ai responsabili di diversi gruppi missionari riuniti a Lione il 3 maggio 1822, il loro presidente dichiarava: “Noi siamo cattolici e dobbiamo fondare un’opera cattolica, cioè universale. Noi non dobbiamo aiutare questa o quella missione, ma tutte le missioni del mondo”. È dunque opportuno preservare tutte e due le caratteristiche delle Opere: il loro carattere pontificio ed episcopale. È necessario contemperare le esigenze che scaturiscono da un necessario radicamento sul territorio, dall’osservanza delle leggi civili che regolano gli enti caritativi, con la ragion d’essere delle POM, ossia l’universalità.

È in questa logica che le POM hanno istituito il Fondo Universale di Solidarietà, con cui devono sostenere in modo prioritario le Chiese in situazioni difficili e di maggiore necessità, aiutandole a far fronte ai loro bisogni pastorali e missionari fondamentali.

L’uno non esclude l’altro, anzi ambedue acquistano significato e forza dalla loro costruttiva relazione.  Accanto al servizio del Papa per tutte le Chiese, va compreso anche il servizio di cooperazione tra Chiese particolari, ma la Giornata Missionaria Mondiale ha motivo di esistere in virtù della possibilità di permettere al Santo Padre di adempiere a questo Suo Alto Ufficio.  

Attività di  Animazione 

Le Pontificie Opere subiscono gli effetti della crisi economico-finanziaria. Dobbiamo costatare una progressiva diminuzione delle offerte da parte dei fedeli delle Chiese di antica fondazione, mentre si registra un modesto aumento nelle giovani Chiese dell’Africa e dell’Asia.

Io credo che questa diminuzione sia dovuta non solo alla crisi finanziaria, la quale, a conti fatti, dovrebbe incidere non più di tanto, ma anche all’affievolimento dello spirito e delle motivazioni missionarie. Sarebbe ragionevole concludere che è in atto una progressiva disaffezione del Popolo di Dio nei confronti del mondo missionario? Ma è proprio così? Perché mai,  come in questo tempo, la sensibilità missionaria è stata così forte e stimata nella storia della Chiesa. Si tratta allora di rivedere la nostra attività di animazione, che deve parlare al cuore del Popolo di Dio, indicando la bellezza della partecipazione al servizio missionario.

La cooperazione missionaria non può esclusivamente fondarsi sulla raccolta delle offerte. Esse, le Pontificie Opere Missionarie, sono carismatiche, cioè hanno la loro efficacia nella potenza dello Spirito Santo. L’appropriazione della fede, per donarla, la preghiera per le missioni e il sacrifico sono elementi necessari per l’efficacia dell’opera di evangelizzazione. Non dimentichiamo che la patrona universale delle missioni è S. Teresina del Bambino Gesù, che ha offerto tutta la sua vita di contemplazione, di preghiera e sacrifico per le missioni. Questo vale ancora oggi.

Solo così l’appello che rivolgiamo al Popolo di Dio a partecipare attivamente ai bisogni delle Chiese sorelle più bisognose, nello spirito di condivisione anche dei beni materiali, troverà una risposta convinta ed entusiastica anche materialmente.

Dovremmo un po’ imparare il metodo e l’animazione dell’Apostolo Paolo quando lanciò l’iniziativa della colletta fra tutte le Chiese a favore dei Santi della Chiesa di Gerusalemme.

Egli invitò tutte le Chiese, da lui fondate, a soccorrere i santi in Gerusalemme, che erano in ristrettezze economiche, causa  la persecuzione e la carestia  abbattutesi su di loro.

Dalla lunga descrizione che ne fa nelle sue lettere e dagli accenni negli Atti degli Apostoli, siamo indotti a pensare che S. Paolo annettesse un’importanza fondamentale a questa opera “generosa, che è un servizio sacro” (2 Cor 9, 12).

Fece continuamente opera di animazione, perché “questo servizio sacro non provveda soltanto alle necessità dei santi, ma abbia maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio, per la vostra obbedienza e accettazione del Vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti” (2 Cor 9, 13).

Anche le nostre comunità cristiane devono seguire l’esempio di Cristo, che “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8, 9). La grazia e la liberalità di Cristo devono essere la misura della liberalità dei cristiani. Essi sono per gli altri, devono condividere quanto hanno con gli altri, perché “vi sia uguaglianza” (2 Cor 8,14). Questa è la pratica della prima comunità apostolica.

È necessario uscire dalle nostre sedi e portarci verso le periferie, come usa dire Papa Francesco. È importante farsi presente negli organismi diocesani, nelle parrocchie e negli istituti e congregazioni religiose. Bisogna richiamare i fedeli alla partecipazione attiva all’opera delle missioni nei convegni diocesani e nazionali che certamente organizzate nei vostri paesi.  

Diversificazione dei Sussidi 

Spinti anche dalla crisi economico-finanziaria e dalla conseguente diminuzione di offerte, abbiamo creato una commissione per la revisione dei Sussidi Ordinari alle diocesi dipendenti dalla Congregazione e ai seminari maggiori. Il criterio è di diminuire o togliere i sussidi ordinari a quelle diocesi e seminari maggiori, che non ne hanno più bisogno, per aiutare quelle di nuova creazione o più povere. Anche per questo è richiesto che vi facciate interpreti presso i vescovi di questi nuovi orientamenti che scaturiscono dopo approfondita e matura riflessione. Bisogna anzi che diventi un orientamento di tutte le nostre Chiese quella bella espressione di Medellin: Diamo della nostra povertà. 

Ringraziamento finale e auguri 

Non mi resta che porgervi di nuovo il mio più vivo ringraziamento per il bel lavoro che fate. Certamente il Signore stesso saprà darvi quella ricompensa che spetta agli operai del Vangelo, donandovi gioia, entusiasmo e creatività nell’annunciare il Vangelo. Da parte mia, desidero manifestarvi un attestato di stima e di affetto, per voi che siete diretti e stretti collaboratori.

Affidiamo tutto il nostro lavoro alla Regina delle Missioni, a Colei che ci dà “la santa audacia di cercare nuove strade perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce” (EG 288). 


Publicado por verdenaranja @ 22:28  | Hablan los obispos
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