Domingo, 07 de junio de 2015

Homilía del cardenal Fernando Filoni en la Misa que ha presidido la tarde del 3 de junio de 2015 en la capilla del Pontificio Colegio Misionero Internacional “San Pablo Apóstol” en Roma, con motivo del 50º aniversario de su inauguración (Véase Agencia Fides 03/06/2015). (De Agencia Fides)

OMELIA del Card. Fernando Filoni

50° Anniversario del Pontificio Collegio San Paolo.

3 giugno 2015 

Cari fratelli e sorelle,

la presenza in Roma dei Direttori Nazionali delle P.O.M., offre al Pontificio Collegio di San Paolo la gradita occasione di ricordare il 50° anniversario della sua inaugurazione, che, com’è noto, avvenne il 3 dicembre 1965, alla presenza del Beato Papa Paolo VI e per volontà dell’allora Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, il Card. Gregorio Pietro Agagianian, al fine di far fronte alle numerose richieste di avere in Roma un ulteriore luogo, oltre il Pontificio Collegio Urbano, di accoglienza e formazione degli alunni provenienti dai Paesi di Missione. Il Collegio ospitò dapprima alunni di filosofia, poi dal 1977 solo sacerdoti accolti per una più adeguata formazione di cui necessitavano le nuove Chiese di Africa, Asia e Oceania, nonché di alcuni Vicariati dell’America. Questo anniversario viene celebrato nella felice ricorrenza liturgica della memoria di S. Carlo Lwanga e compagni, martiri tra gli anni 1885-1887, canonizzati da Paolo VI il 18 ottobre 1964, in pieno periodo Conciliare, mentre si discutevano argomenti di grande rilievo e impatto ecclesiale: la Dichiarazione sulla libertà religiosa e il Cap. III del “De Ecclesia”, il documento poi noto come “Lumen Gentium”. La canonizzazione dei Martiri di Uganda diede occasione a Paolo VI, pronunciando l’omelia, di affermare, non senza stupore, che “L’Africa è patria nuova di Cristo”! Pochi giorni dopo, i Padri Conciliari discutevano lo schema sulla vita e il ministero sacerdotale, e si preparava la discussione sulla “Gaudium et spes”. Dunque, erano giorni di vivace dibattito. Oggi noi siamo eredi di quella passione Conciliare che raccogliamo, per farne motivo di rinnovato impegno missionario. Questo Collegio, in fondo, è il frutto di quella passione che trovò corpo nel Decreto “Ad Gentes”, di cui nel prossimo mese di dicembre celebreremo pure il 50° di promulgazione.

Questo Collegio, oggi, continua ad essere fucina di formazione per centinaia di sacerdoti. Essi ci sono affidati dai loro Vescovi perché, ultimati gli studi superiori presso le Pontificie Università di Roma, possano ritornare alle loro Chiese particolari, per aiutarle a crescere e a consolidarsi nella vita cristiana e nell’evangelizzazione ad gentes. In effetti, oggi, più che i missionari di altri luoghi e continenti, pure utili e opportuni, sono i sacerdoti locali che si assumono direttamente l’opera pastorale ed evangelizzatrice. Ciò significa che la crescita delle Chiese particolari è affidata a Vescovi e sacerdoti autoctoni, capaci di cogliere le esigenze e le sensibilità “particolari”, e di innestarle sull’albero della Cattolicità e universalità. Questo servizio è indispensabile ancora oggi, per questo più volte insisto, sia con i Vescovi, sia con i nostri alunni sacerdoti e seminaristi, che essi devono tornare presso le proprie Chiese e non rimanere al servizio delle Diocesi europee e dell’America settentrionale, accomodandosi in situazioni economicamente vantaggiose a proprio profitto. Le borse di studio che le Pontificie Opere missionarie e la nostra Congregazione offrono annualmente ad oltre 500 alunni (seminaristi, suore e sacerdoti) sono il frutto di offerte dei nostri fedeli che desiderano vedere l’evangelizzazione portata a tutte le genti ed in particolare nei Paesi cosiddetti “missionari”.

Ai nostri alunni, pertanto, chiediamo generosità ed entusiasmo per essere parte di questo progetto che, nella dimensione evangelizzante, sta particolarmente a cuore di Papa Francesco. Essi, inoltre, ricchi di esperienza presso la Sede di Pietro, nel cuore della Cattolicità, porteranno questa ricchezza alle proprie Chiese locali con gioia ed entusiasmo.

E qui, prima di concludere, non posso non fare un riferimento alle straordinarie parole che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, dove uno dei fratelli Maccabei, martire per la sua fedeltà alla legge di Dio, proclama davanti al giudice: “È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da Lui di nuovo risuscitati” (Mac 7,14). A questa splendida testimonianza fa eco, nella seconda Lettera di Paolo a Timoteo, il grido: “la Parola di Dio non sia incatenata!”, e per la quale vale soffrire  -dice Paolo- persecuzioni e catene. La Parola di Dio di cui parla è Cristo Gesù: beati voi quando soffrirete per causa mia!

Mentre auguro agli alunni di questo Pontificio Collegio ogni bene -siamo anche al termine dell’Anno Accademico- chiedo ai nostri Direttori di portare il più sentito grazie ai fedeli che, con generosità, sostengono questo e gli altri nostri Collegi. Senza la loro generosità non potremmo offrire tutto quanto facciamo ai nostri alunni per le giovani Chiese. Grazie anche a voi, cari Direttori, ed estendo la mia riconoscenza anche ai Superiori dei Collegi, che quotidianamente portano la grave responsabilità formativa, spirituale e morale degli alunni nei cinque Collegi dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e delle P.O.M.

Il Signore benedica questo Collegio e ne faccia Cenacolo di formazione apostolica a servizio della Chiesa.


Publicado por verdenaranja @ 22:09  | Hablan los obispos
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