Domingo, 04 de octubre de 2015

Homilía del Card. Fernando Filoni, Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, con ocasión de la Misa para la apertura del Año Académico del Pontificio Colegio Urbano, que ha presidido en la capilla del Colegio la tarde del 1 de octubre de 2015, fiesta de Santa Teresa de Lisieux. (Agencia Fides) 

 

Omelia del Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

Messa di inaugurazione dell’Anno formativo del Pontificio Collegio Urbano

(1° ottobre 2015)

 

Oggi è la Memoria Liturgica di Santa Teresa di Lisieux. Processionalmente abbiamo introdotto in questa nostra Cappella le sue vesti, che come dono furono concesse alle PP.OO.MM., di cui Ella fu sostenitrice.

Della nostra santa non si può dimenticare il valore e l’importanza della sua vocazione missionaria, benché religiosa di clausura: “Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore”, aveva deciso. Sì, perché nel cuore può albeggiare l’odio, l’indifferenza, o il pregiudizio, e tanti sentimenti negativi, come ricorda Gesù (Mt 15, 15-20): “I sentimenti cattivi e le azioni malvage nascono dal cuore”. E se la Chiesa ha un cuore, pensava, questo cuore è fatto per amare. Così la giovane Teresa decise di essere, nel cuore della Chiesa, l’«amore»; nonostante le incomprensioni nel monastero e la meschinità, si impegnò per vincere la mediocrità, restituire la gioia e aprirlo alla missionarietà nel mondo, aspetto questo che permetterà al Papa Pio XI di proclamarla co-patrona delle Missioni.  Teresa aveva intuito che se l’amore fosse stato spento nel cuore della Chiesa, “gli apostoli non avrebbero più annunciato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue”, non ci sarebbero più state vocazioni, l’amore non sarebbe stato eterno, la Chiesa sarebbe diventata un’istituzione fredda e burocratica.

Mi pare assai significativo che la celebrazione di inaugurazione dell’anno formativo 2015-2016 abbia luogo in questa circostanza, ma anche alla vigilia del Sinodo Ordinario dei Vescovi sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, a due settimane dalla canonizzazione dei genitori di S. Teresa di Lisieux, i Beati Louis e Zélie Martin, e quasi alla vigilia dell’Anno Giubilare della Misericordia, a cui si è voluto ispirare il motto annuale proposto dai Superiori di questo Pontificio Collegio, “Miserando atque eligendo: missionari della misericordia”, che riprende, al tempo stesso, il logo papale del Santo Padre.

Ciò indica che il nostro Collegio desidera mettersi in piena sintonia con la mente e il cuore di Papa Francesco, e nel cammino da Lui tracciato per la Chiesa universale. Sappiamo che la misericordia è sempre legata ad un errore compiuto, ad una situazione critica; senza errore non si può parlare di misericordia; l’errore, la situazione critica sono fatti profondamente antropologici, umani; l’errore è il nostro denominatore comune. Nessuno ne è esente. È proprio questa consapevolezza che ci dispone ad un’attitudine più aperta verso l’altro e ad un gesto di profondo amore, di misericordia. Anche se grande è l’errore, sempre più grande è il perdono.

L’amore e la misericordia furono anche le caratteristiche della spiritualità di un’altra Teresa, la religiosa di Calcutta, grande Missionaria della Carità (di cui ormai si intravede presto la sua canonizzazione) – una donna aperta profondamente all’altro, al più bisognoso. Ella diceva che la misericordia, l’amore, per essere veri devono iniziare con Dio nella preghiera, e aggiungeva: la gente, l’altro, ha bisogno di essere tenuto, “preso”: “ecco perché noi prendiamo la mano di Gesù”, anzi ci si deve lasciare prendere la mano da Lui, cioè Cristo, che ebbe il primato nella sua vita e niente e nessuno poteva separarla da Gesù.

Isaia, nella prima Lettura, parla di “bimbi che saranno portati per mano, o in braccio e sulle ginocchia saranno accarezzati”. Ecco, biblicamente parlando che cos’è la misericordia di Dio: è essere tenuti per mano e accarezzati, come una madre che consola un figlio; è la stessa mano che incoraggia chi ha sbagliato. E nel Vangelo, Gesù rivela la Sua misericordia nell’accoglienza ai piccoli, in cui si identifica: “chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me”.

In questo ampio contesto, oggi desidero dare il bentornato agli alunni che riprendono il proprio iter formativo dopo il periodo estivo; il benvenuto ai 35 nuovi alunni e al nuovo Padre Spirituale, P. José Sebastian. Desidero rinnovare la mia stima e della nostra Congregazione al Rettore, Mons. Vincenzo Viva, ai Vice Rettori (Don Gioacchino, Don Agostino, Don Beny, Don Cirillo, Don Alessandro), a Don Daniel Farruja, Direttore Spirituale, e ai Direttori Spirituali aggiunti (Don Joseph Sebastian, William Muller, Peter Paul, Don Victor), e a Mons. Remigio Bellizio.

Un grazie vivissimo va al Rettore Magnifico e ai Professori dell’Università Urbaniana che hanno a cuore la vostra formazione intellettuale, nonché alle Suore e a tutto il personale ausiliario, per il quotidiano servizio reso alla Comunità del Collegio.

Voi, cari alunni, rappresentate le speranze delle vostre Chiese e, in qualche modo, qui siete l’esempio di quella universalità che è una delle caratteristiche della Chiesa: la cattolicità. I vostri Vescovi vi hanno affidati a noi, ritenendo che la vicinanza al Santo Padre, la vostra permanenza nel centro della Cristianità, Roma, e la convivenza multiculturale e internazionale tra alunni di questo Collegio, potessero essere uno straordinario dono per la vostra formazione verso il sacerdozio e per il futuro servizio nelle vostre Diocesi.

Vorrei ora richiamare un’attitudine su come stare in questo Collegio: siete chiamati a vivere la gioia del Vangelo, di cui parla il Papa Francesco nella Sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, non solo come esperienza personale e comunitaria, ma anche di prospettiva, visto che il Santo Padre chiaramente ne parla quando tratta della sua visione e del cammino che vorrebbe per tutta la Chiesa nei prossimi anni. Una Chiesa che ha la gioia di essere Chiesa; una gioia che si rinnova quotidianamente, si comunica senza mai potersi esaurire, e che ha tre dinamiche:

  1. La gioia dell’incontro personale con Cristo, o almeno - dice il Papa - di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta.

  2. La gioia che ci viene dalla salvezza annunciata alla nostra vita.

  3. La gioia nel servizio missionario della carità (di cui è stata maestra incontrastata Madre Teresa di Calcutta).

Come conseguenza di queste dinamiche, dice il Papa, “sogno” per la Chiesa (e, quindi, per noi) una scelta di vita capace di trasformare ogni cosa (EG n. 27), audace e creativa (n. 33), incarnata nei limiti umani (n. 40), con cuore missionario aperto ai deboli e ai poveri (n. 44), in uscita, con le porte aperte (n.46), casa per gli esclusi (n. 53), evangelizzatrice della cultura (n. 69), dell’ambiente, delle città e delle periferie (n. 74).

Infine, il Papa mette in guardia contro tre furti: “non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario” (n. 78), “non lasciamoci rubare il Vangelo!” (n. 97), “non lasciamoci rubare la forza missionaria! (n. 109).

Con queste raccomandazioni, vi auguro un proficuo anno formativo.


Publicado por verdenaranja @ 18:54  | Hablan los obispos
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