Lunes, 05 de diciembre de 2016

 Homilía del Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, el Card. Fernando Filoni, durante la Misa que ha presidido la tarde del sábado 3 de diciembre en la iglesia romana del Jesús, en la fiesta del Santo Patrón de las Misiones.

(Chiesa del Gesù)

Omelia – Festa di San Francesco Saverio

3 dicembre 2016

 

Celebriamo oggi la ricorrenza liturgica di San Francesco Saverio, co-fondatore della Compagnia di Gesù, grande missionario nella storia della Chiesa, che l’ha voluto come Patrono delle Missioni.  Per questo è sempre un momento assai emozionante per la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli celebrare la sua memoria liturgica in questa Chiesa del Gesù che ne conserva alcune preziose reliquie, perché Francesco Saverio è all’origine di quella missionarietà moderna che si apriva ai nuovi mondi e che si andava affermando nel corso dei secoli XV e XVI. Infatti, quando nacque Francesco Saverio, nel 1506, erano appena passati quattordici (14) anni dalla scoperta dell’America (1492) -le cosiddette Indie Occidentali- e solo otto (8) anni dall’apertura delle rotte verso le Indie Orientali con Vasco de Gama, che aveva circumnavigato l’Africa.  Si era, cioè, agli albori di quel secolo che avrebbe indotto la Sede Apostolica a occuparsi dell’evangelizzazione a Occidente, a Oriente e a Sud dell’Europa, anche se poi, si dovrà attendere dapprima S. Pio V (Papa tra il 1566 e il 1572) e poi Gregorio XIII (Papa tra il 1572 e il 1585) per avere le prime Commissioni di Cardinali per le missioni e, nel 1599, la struttura antesignana della Congregazione di Propaganda Fide. A quel tempo, Francesco Saverio era morto a Sanchian (Cina) da 47 anni, ma le sue lettere, le sue relazioni e le sue gesta avevano avuto tanto rilievo in Europa da obbligare i Papi del tempo a manifestare ogni attenzione non solo nel finanziare i viaggi apostolici dei missionari, ma ad assumere l’iniziativa missionaria. Così definitivamente e stabilmente nel 1622 venne eretta la Sacra Congregatio de Propaganda Fide dal Papa Gregorio XV.

Perché richiamo quegli eventi storici?  Perché, ad un’attenta considerazione di quei tempi, Francesco Saverio si può effettivamente ritenere l’uomo che fu preso totalmente dalla grazia dello Spirito Santo per una missione, come il Diacono Filippo per la catechizzazione dell’Etiope ministro della regina Candace (cfr At 8, 26-36), passò i mari ed appare come il precursore di quella Istituzione pontificia, cioè la Sacra Congregatio de Propaganda Fide, che avrebbe reso più efficace, insieme all’anelito missionario, la sollecitudine dei Papi per l’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della Terra secondo l’insegnamento di Gesù: Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28, 16-20).  Come Paolo sognò il Macedone che lo invitava a passare in Macedonia (cfr At 16, 9ss), così Francesco Saverio, indicato da Ignazio, sogna le Indie e partì nel 1541 per Goa.

            Allo stesso modo di Francesco Saverio, anche oggi il compito di evangelizzare è sempre urgente davanti a noi, quasi nell’adempimento delle parole del Salmista che sogna il giorno in cui tutti i popoli verranno davanti al Signore per dare gloria al Suo nome (cfr So 3, 14ss).  Sulle tracce di Paolo di Tarso e Francesco Saverio, un immenso stuolo di missionari in questi secoli si sono succeduti nel portare il Vangelo in tutti i continenti.

            La sfida missionaria ci spinge allora ad accogliere, con intima adesione, l'invito di Papa Francesco nell’essere una Chiesa in uscita, una comunità missionaria che sempre prende l’iniziativa per raggiungere tutti i popoli e si coinvolge tra gli uomini, senza essere troppo preoccupata di sé, lamentosa o frustrata se a volte non le si vede riconosciuto un ruolo, o che non avrebbe più, o che le si negherebbe.

             Questa sfida  - l’annuncio del Vangelo -  appartiene a tutti i battezzati, non unicamente ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose o a pochi laici ispirati. Il Signore Risorto affida questo compito a tutta la Chiesa, e tutta la Chiesa è responsabile dell’attività e dello stesso impegno missionario che fu di Paolo,  poi di Francesco Saverio, di Teresa di Gesù Bambino e di Paolina Jaricot. 

Francesco Saverio rimane nel cuore della Chiesa il grande e straordinario viaggiatore missionario, al pari di Teresa di Gesù Bambino, la grande mistica di clausura che seppur fisicamente appartata nel suo monastero e lontana dalle terre di missione, è sempre spiritualmente proiettata all’annuncio del Vangelo attraverso la preghiera e l’immenso anelito per i popoli lontani, e al pari di Paolina Jaricot, la giovane laica fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, che, attraverso la Catena del Rosario e la raccolta delle offerte tra le operaie della fabbrica in cui lavorava, rendeva quelle giovani donne di Lione (Francia) partecipi dell’opera missionaria di quanti agivano negli avamposti.  Tre personalità, diverse e così profondamente amanti della missionarietà, zelanti nel sostegno spirituale e materiale, assillate dal desiderio che Gesù Cristo fosse portato, conosciuto e amato da tutti gli uomini e da tutte le donne; tre personalità in cui troviamo come la sintesi, di tutto il Popolo di Dio che si slancia nell’annunzio del Vangelo.

            Davanti alla grande opera missionaria moderna che ebbe inizio con Francesco Saverio e fu continuata da innumerevoli schiere di missionari e di  missionarie, non possiamo non percepire, come assai adeguate, e mi riferisco alla Liturgia della Parola di oggi, le espressioni profetiche di Isaia, che intravedeva le nazioni come nella ricerca ansiosa della radice di Iesse, Cristo, il quale, diceva il Profeta, “si leverà a vessillo per tutti i popoli” (Is 11, 9).  

La missionarietà della Chiesa porta in sé la gioia dell’annunzio del Vangelo, il quale non è un bel libro di filosofia o di racconti edificanti, ma è l’incontro con Cristo; la missionarietà è portare, andare incontro a Cristo Signore.  La fede stessa, ha detto con espressione felice il Papa Benedetto, ripresa da Papa Francesco, è un incontro, ed è proprio da questo incontro che nasce sempre il desiderio di annunciarlo e di portarlo:  Abbiamo incontrato il Signore! (cfr Gv 1, 41ss.), gridano i primi discepoli di Gesù ai loro amici increduli; ho incontrato uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto, il Messia!, strilla eccitata la Samaritana ai suoi concittadini di Sicar (cfr Gv 4, 29), i quali poi le diranno: noi crediamo non perché tu ce l’hai detto, ma perché lo abbiamo incontrato noi stessi (cfr Gv 4, 41ss)! Giovanni Battista, nel brano evangelico di oggi, predica di prepararsi all’incontro con Gesù: “Preparate la via al Signore!”(Mt 3, 3).  A motivo della sua esperienza missionaria, Paolo nella Lettera ai Romani rileva che “le genti glorificano Dio per la sua misericordia”(Rm 15, 9) e cita a suo sostegno il Salmo 16, versetto 18: “Per questo ti celebrerò tra le genti e canterò inni al tuo nome”.

Trovarci questa sera in questa magnifica Chiesa del Gesù che conserva il braccio destro di San Francesco Saverio, con cui ha battezzato migliaia di nuovi cristiani dall’India al Giappone, per noi vuol significare un rinnovato impegno, un impegno che la nostra Congregazione sente sempre come particolarmente suo.

In una recente Udienza generale il Papa, con riferimento a tante suore, tanti preti, tanti religiosi e laici che hanno «bruciato» la propria vita per il Vangelo, ha detto rivolgendosi ai giovani: È bello avere la «possibilità di diventare missionari per portare l’amore, l’umanità, la fede in altri Paesi.  Non per fare proselitismo: no. Quello lo fanno quelli che cercano un’altra cosa».  È bello annunciare il Vangelo «con la testimonianza e con la parola.  Lentamente!».

            Mi piace, questa sera, accogliere e rilanciare questi sentimenti, alla presenza delle reliquie di San Francesco Saverio, colui che ha solcato i mari,  mari non dissimili dalla liquidità del nostro tempo, per portare Gesù e per annunciarlo con rinnovato ardore.


Publicado por verdenaranja @ 21:01  | Hablan los obispos
 | Enviar