Viernes, 02 de junio de 2017

El  Card. Fernando Filoni, Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, en su discurso pronunciado ayer por la tarde ante la Asamblea general de las Obras Misionales Pontificias (OMP), que se está celebrando en Roma Assemblea Generale POM. Roma 29 maggio 2017 (fides) 

Cardinal FERNANDO FILONI,  Prefetto della Congregazione per la Evangelizzazione dei Popoli, Presidente del Consiglio Supremo delle POM  

Un caro saluto a voi direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie. Come ogni anno ci ritroviamo per vivere un importante momento di comunione fraterna e di riflessione sul nostro servizio missionario in favore di tutta la Chiesa. Ringrazio tutti voi cari direttori nazionali per tutto ciò che fate a questo riguardo, per il vostro instancabile lavoro di animazione missionaria. Un saluto al presidente mons. Protase Rugambwa, ai segretari generali e all'Incaricato per l'amministrazione. 

Riconoscere che la missione stia al cuore della fede cristiana implica che la dinamica dell'Amore trinitario stabilisce e da forma ad ogni relazione con Dio e con il mondo. La Pasqua di Risurrezione del Figlio di Dio costituisce l'irreversibilità trasformativa del mondo affinché quest’ultimo diventi sempre più conforme al volere di Dio, che è il bene di ogni uomo. Proprio perché pasquale la fede cristiana mette in movimento di conversione tutti coloro che l'abbracciano, mette in stato di permanente annuncio tutti coloro che ne vengono coinvolti. Credere in Cristo morto e Risorto, cioè che è vivo, credere nella nostra risurrezione dai morti fa di ogni discepolo un vero missionario: siamo spinti ed inviati dallo Spirito di Pentecoste a uscire, andare ed annunciare che il Regno di Dio già è all'opera nella nostra storia. Nella logica dell’Amore trinitario della Pasqua siamo condotti a riconoscere che la missione sta al cuore della fede proprio perché Dio Padre possa efficacemente fare di Cristo, suo Figlio, il cuore del mondo, ossia il centro del cuore rinnovato di ognuno di noi (Ef. 1, 3ss). 

Come ci ricorda Papa Francesco nella sua prima enciclica, la fede "non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all'amore, e assicura che questo amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni fragilità[1]" (Lumen Fidei 53). Noi, come Chiesa siamo il frutto e gli attivi collaboratori di questo movimento che l'amore di Dio costantemente inizia e accompagna a partire dal cuore di ogni uomo. Il mondo in Dio, negli spazi del suo Infinito Amore, si ritrova come Chiesa. La fede rende, nello Spirito Santo, il nostro cuore trasparente e obbediente al Padre coinvolgendoci così nella missione universale della sua Chiesa. A Pentecoste, che tra qualche giorno nella liturgia celebreremo, la Chiesa riconosce che nel suo cuore materno incontriamo l’inizio terreno della redenzione, oggetto e promotore della missione. La sua obbedienza a Dio, come Vergine e Madre, la rende capace di generare suo Figlio al mondo. La sua fede cristallina e pura fa del suo cuore il luogo dove la missione per la salvezza del mondo è iniziata ed è maternalmente accompagnata e sostenuta. La missione della Chiesa è dunque cosa di cuore: sta al cuore della fede che professiamo, richiede la conversione del nostro cuore. Come i discepoli di Emmaus, la missione pasquale ci trasforma in discepoli missionari. La Scrittura e l’Eucaristia convertono i nostri cuori (Lc 24, 25.32) affinché Cristo possa diventare il cuore del mondo, il centro del cosmo e della storia[2].

 Tutta la nostra azione ritrova nella fede motivazione, forma e finalità. Nessuno invia in missione se non Dio solo, coinvolgendoci nella Pasqua del suo Figlio. Nessuno riceve la missione se non chi, nella fede, si scopre lui stesso inviato, coinvolto nell’amore misericordioso che salva e trasforma. Il superamento della distinzione geografica di Chiese che inviano e di Chiese che ricevono, richiede conseguentemente il superamento della inadeguata distinzione tra azione pastorale e missione. Nessuna comunità cristiana è costituita definitivamente. Nessuna Chiesa locale è mai perfettamente stabilita. Il Vangelo non è mai completamente annunciato. I nostri cuori non saranno mai pienamente convertiti e salvati, se non nella pienezza della risurrezione. La missione è dunque il cuore della fede perché il movimento dell'Amore redentore di Dio non ha mai fine. Ogni Chiesa ha sempre bisogno di rinnovamento, di ringiovanire nel suo cuore, perché ogni suo figlio sarà sempre bisognoso di conversione, ogni sua figlia bisognosa di redenzione. Non solo il nostro peccato richiede l'annuncio continuo della Pasqua riconciliatrice di Gesù. In tempi opportuni e non opportuni l'annuncio della sovrabbondante Misericordia di Dio richiede il nostro impegno missionario, costante, fedele e instancabile (cfr. 2Tim 4,2). Un cuore appassionato, ardente e amoroso non si stanca mai di amare, annunciare, proclamare e servire. Quando la stanchezza e la fatica si faranno sentire, allora sarà giunta l’ora di ritornare alla Casa del Padre, luogo di ristoro, di riposo e di gioia senza fine. Così stanchezza e fatica saranno segni di matura predisposizione ad essere raccolti, accolti e chiamati per rimanere sempre con Lui (Mt. 11, 28ss; 25,21.23).

 

Da alcuni anni Papa Francesco stimola le Pontificie Opere Missionarie e ci richiama a ravvivare l'ardore e la passione dei santi e dei martiri, senza di cui ci ridurremmo ad essere una ONG di raccolta e di distribuzione di aiuti materiali e di sussidi[3]. Il suo ripetuto monito e la chiara inesorabile tendenza nella diminuzione degli aiuti raccolti, ci devono interpellare e mettere nuovamente in movimento, pena l'inesorabile e lento svuotamento.

 

Propongo dunque alla nostra riflessione alcune considerazioni in merito.

 

  1. La necessità della permanente conversione personale nella contemplazione orante del Signore Gesù. La testimonianza personale rimane fondamentale per la missione. Se la fede consiste nell'incontro personale con Cristo (DCE 1), l'incontro vivo con testimoni di Cristo è cruciale per la missione, intesa come significativa trasformazione di sé e del mondo secondo il disegno di Dio, per la gloria di Dio e la nostra eterna comunione con lui. L'attività di animazione missionaria deve facilitare la conoscenza, l'incontro e il coinvolgimento vocazionale con questi testimoni della missione.

 

  1. Al fine di poter ravvivare presso il Popolo di Dio la consapevolezza battesimale della partecipazione di tutti i fedeli alla missione della Chiesa, il Santo Padre Papa Francesco ha accolto la nostra richiesta di indire, per tutta la Chiesa, un Mese Straordinario dedicato alla preghiera, alla carità, alla catechesi e alla riflessione teologica sulla Missione. Il mese di Ottobre dell’anno 2019, tradizionalmente dedicato alla Missio ad Gentes, sarà proposto a tutte le Chiese come momento per celebrare il centenario della Lettera Apostolica Maximum Illud (MI), promulgata da Papa Benedetto XV il 30 novembre 1919. La celebrazione non si ridurrà alla sola commemorazione di questo testo del Magistero papale, tanto cruciale per la missionarietà di tutta la Chiesa, ma soprattutto sarà l’occasione per ravvivare in tutti una vera conversione missionaria e un autentico discernimento pastorale affinché tutti, fedeli e pastori, vivano in stato permanente di missione (Evangelii Gaudium 25). Il risvegliare la coscienza missionaria, il rinnovare la consapevolezza della Missio ad Gentes e il riprendere con ardore la propria responsabilità verso l’annuncio del Vangelo, accomuna la sollecitudine pastorale di Papa Benedetto XV nella Maximum Illud e la missionarietà dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Scrive Papa Giacomo Della Chiesa: “E appunto per assecondare questo movimento e dargli vigoroso impulso in tutto il mondo, come dobbiamo e ardentemente auspichiamo, Noi, dopo avere implorato insistentemente lume ed aiuto dal Signore, inviamo a voi, Venerabili Fratelli, questa lettera, che infervori voi, il vostro clero e i popoli a voi affidati, e vi indichi in qual modo possiate giovare a questa santissima causa” (MI), la causa dell’annuncio missionario. Invito già da ora tutti voi direttori nazionali, segretari generali e presidente delle POM a lavorare per la preparazione e l’adeguata attuazione di questo importante appuntamento missionario per il mese di Ottobre 2019.

 

  1. Le nuove circostanze ecclesiali e culturali ci richiedono di ripensare le modalità di azione e di lavoro delle Quattro Pontificie Opere affinché le Chiese siano poste in costante movimento di missione. Bisognerebbe trovare delle modalità affinché i progetti e le richieste di aiuto economico possano essere valutati anche nella loro capacità di mettere le Chiese richiedenti e le Chiese donanti in stato permanente di missione. Valutare non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente la viabilità dei sussidi richiesti. Non dare mai per scontato che la povertà del richiedente ne stabilisca l'inderogabile obbligo della concessione dell'aiuto. Non c’è nessuno così povero che non possa dare dalla sua stessa povertà.

 

  1. Aiutiamo le Chiese nei nostri territori missionari economicamente più autosufficienti a offrire parte dei loro sussidi per sostenere Chiese locali più necessitate. Più che rinunciare a ciò che si pensa di aver diritto di ricevere, si tratterebbe di una migliore condivisione attenta ai bisogni di ciascuno. La vera finalità deve essere sempre l’annuncio del Vangelo. Rileviamo con soddisfazione che alcune chiese hanno messo a disposizione parte dei loro sussidi ordinari e straordinari affinché chiese sorelle più bisognose possano usufruirne. Le risposte positive date alla mia lettera che invitava a rivedere con più oculatezza le domande di sussidio, manifestano una buona disposizione per il cammino di revisione delle modalità di richiesta e distribuzione degli aiuti universali.

 

  1. Educhiamoci a una maggiore trasparenza e a una onesta e fraterna collaborazione nelle relazioni tra direzioni nazionali, segretariati internazionali, amministrazione POM e Domus Missionalis. Non agiamo separatamente, ciascuno a nome proprio quasi come se potessimo destinare aiuti e fondi secondo i nostri criteri nazionali o internazionali. A volte le stesse Conferenze Episcopali pensano a gestioni indipendenti, in base al principio di collaborazione tra chiese locali, e dimenticano il principio della sollecitudine del Papa verso tutta la Chiesa, che è la vera motivazione delle Pontificie Opere Missionarie. Dobbiamo crescere nello spirito ecclesiale inclusivo dell'unica missione. Le POM nelle loro direzioni nazionali, nei loro segretariati internazionali, nelle loro fondazioni, servono tutte ed insieme l'unica sollecitudine Missionaria del Papa che, come Pastore universale si interessa e si preoccupa delle Chiese grazie agli aiuti provenienti dai cristiani sparsi in tutto il mondo. Tutti donano affinché tutti possano universalmente ricevere. Chiese sorelle legate dalla cooperazione missionaria o la presenza di preti diocesani o religiose e missionari conosciuti e amici non possono esaurire l’orizzonte della collaborazione materiale e spirituale del nostro operare e pregare come POM.

 

  1. Si continua a lavorare per la costituzione di un unico polo tecnologico digitale di informazione delle POM. FIDES, OMNIS TERRA e il PORTALE POM devono diventare sempre più integrati in un unico servizio diversificato di informazione digitale delle POM. FIDES è l'agenzia di informazione e di notizie delle POM che dovrebbe dare sempre più voce e partecipazione visibile alla fede e alla vita delle Chiese locali. OMNIS TERRA diventa la rivista online di cultura e missione delle quattro POM, per offrire insieme testimonianze, storie e narrazioni di vita missionaria, oltre a commenti, analisi e riflessioni su fatti, notizie e avvenimenti riguardanti popoli e terre dove le Chiese locali vivono in stato permanente di missione. Il PORTALE POM rappresenta il luogo digitale dove le direzioni nazionali e i segretariati internazionali POM comunicano, mettendo in circolazione materiale di animazione e di formazione missionaria di comune interesse. Questo processo di integrazione digitale a servizio dell'informazione ecclesiale missionaria delle POM richiede una attenta ridefinizione quantitativa e qualitativa anche del personale lavorativo oggi operante a FIDES.

 

  1. Il processo di riforma del segretariato internazionale della PUM assieme al CIAM continui nella linea del servizio della formazione permanente alla missione della Chiese locali chiamate ad aprire i propri bisogni formativi sempre più all'universalità cattolica. Specialmente le Chiese che vivono la propria missione in territori di competenza della CEP vengano sostenute nei loro bisogni locali di formazione permanente. Laici, clero, congregazioni religiose e missionari in collaborazione con il segretariato internazionale della PUM cerchino di far fronte alle sfide e alle esigenze di cristiani in costante conversione e permanente formazione. La loro testimonianza ecclesiale esige preghiera, esperienza, fraterna comunione, adeguata preparazione teologica e culturale sempre aggiornata ai bisogni dell'evangelizzazione. Riformandosi nell'ascolto e nella collaborazione con le Chiese locali, la PUM, cuore pensante delle POM, potrà offrire uno stimolo di rinnovamento a tutte le altre POM. Anche i fondi economici, che la POPF deve mettere a disposizione per questo sforzo formativo attraverso la PUM, servono alle stesse Chiese locali che, in modo ordinario e straordinario, la POPF assiste con i suoi importanti sussidi.

 

  1. La POSI potrebbe riscoprire, collaborando con la PUM, un servizio formativo a favore e in unione con le Chiese locali, su temi legati all'infanzia, quali ad esempio, la famiglia, la maternità e la paternità, la vita umana, l'educazione e la scuola, i giovani. Il Santo Padre Francesco è molto sensibile e continuamente richiama alla protezione dell’infanzia; a tale sensibilità dobbiamo aderire e uniformarci, e bisogna essere molto attivi, particolarmente attraverso l’educazione di genitori, formatori, parroci, ecc. L'occasione poi del prossimo Sinodo - "I giovani, la fede, il discernimento vocazionale"-, oltre all'Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia, ci si presentano provvidenziali per il lavoro formativo permanente della POSI assieme alla PUM.

 

  1. Assieme ai vescovi e ai formatori, alla POSPA spetta di sostenere le nostre Chiese locali nel processo di implementazione della Nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis per la formazione seminaristica dei candidati al sacerdozio ministeriale. Inoltre, molte congregazioni religiose di diritto diocesano, sorte nei nostri territori di competenza, sono cresciute e hanno urgente bisogno di sostegno per dare una formazione, anche di buon livello accademico, ai loro consacrati e alle loro consacrate chiamate al servizio dell’autorità. Mentre alla PUM spetterebbe preoccuparsi della formazione permanente dei religiosi già professi, alla POSPA compete assistere, in accordo con i responsabili delle Chiese locali, alla loro formazione iniziale.

 

Termino augurando a tutti un proficuo lavoro e una intensa esperienza di comunione al servizio della missione affidataci come Pontificie Opere Missionarie. Prego per voi. Pregate per me. Insieme chiediamo al Signore di accompagnarci con la sua grazia assistiti dalla materna intercessione della Vergine Maria, Regina delle Missioni perché a Pentecoste fu Madre della Chiesa. Grazie ancora per il vostro prezioso lavoro.



 

[2] S. Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, n. 1, Vaticano 4 marzo 1979.

 

[3] Papa Francesco, Discorso ai Partecipanti dell’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie 2016, Vaticano, 4 giugno 2016.


Publicado por verdenaranja @ 12:40  | Hablan los obispos
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