S?bado, 10 de mayo de 2014

El Cardenal Fernando Filoni, Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, confirió la ordenación diaconal en la Basílica de San Pedro en el Vaticano a doce alumnos  del Pontificio Colegio Urbano  en la tarde del día 9 de mayo.

OMELIA per l’Ordinazione Diaconale

degli Alunni del Pont. Collegio Urbano

(Basilica di San Pietro, 9 Maggio 2014)

                   

Cari Ordinandi, cari fratelli e sorelle,

il grande Vescovo martire Sant’Ignazio di Antiochia  -siamo al tempo dei primordi della vita della Chiesa-  contemporaneo degli Apostoli e successore di Pietro nella sede di Antiochia, scrisse alcune Lettere ai cristiani del suo tempo, tra cui una “Ai cristiani di Tralle”.  In quella Lettera egli si rivolgeva, esortandoli, anche ai Diaconi di quella Comunità, in questi termini: “E’ necessario che anche i diaconi, quali ministri dei misteri di Gesù Cristo, siano accetti a tutti in ogni cosa: non sono, infatti, ministri di cibi o di bevande, ma della Chiesa di Dio, e devono perciò tenersi lontani da qualsiasi colpa come dal fuoco”.  Poi ai fedeli raccomandava che “tutti rispettino i diaconi come Gesù Cristo”, concludendo che senza i vescovi, i presbiteri e i diaconi “non si può parlare di chiesa”(Funk, 1, 203-209).  Egli, per la prima volta, in modo organico, trattava della forma tripartita del ministero nella Chiesa: vescovo, presbiteri, diaconi.  Il Concilio Vaticano II, in questa Basilica Vaticana, nella Lumen Gentium, li definì, insieme ai presbiteri, “collaboratori”(LG 20) del Vescovo e, richiamando l’istituzione apostolica del diaconato  -come abbiamo appena sentito nella Prima Lettura di oggi, presa dagli Atti degli Apostoli, ricorda che, con l’imposizione delle mani, i diaconi ricevono un “ministero”(LG 29), e spiega che i diaconi sono “sostenuti dalla grazia sacramentale, e attraverso il ministero della liturgia, della predicazione e della carità servono il popolo di Dio, in comunione con il Vescovo e i suoi sacerdoti”(LG 29).  In queste parole, appare chiaro che il diaconato è un vero ministero, che l’ordinato riceve una vera grazia sacramentale e che egli ha un vero ufficio, essendo deputato al servizio liturgico, al servizio della Parola di Dio e al servizio della carità.  Questo significa che colui che riceve il diaconato compie una scelta fondamentale e decisiva per tutta la sua vita, perché si dona completamente a Dio e alla Chiesa e si pone completamente al servizio dei fratelli.  In questo senso, vorrei dirvi che la visione della Chiesa sulla vostra vita consacrata, e ciò che voi stessi dovete intendere sulla vostra vita da oggi, è intesa nella dimensione biblica, ossia che come diaconi, e in futuro come sacerdoti, essa è lineare, né circolare, né spirale.  E’ un cammino che inizia oggi e va verso il compimento, come ha detto il Papa Francesco in occasione dell’Omelia del 31 dicembre scorso; la vostra scelta di servire Dio e la Chiesa, che avviene nel tempo, cioè nell’oggi, porta “a una realtà che si compie”.  In questo senso, voi d’ora in poi, siete chiamati a servire nella pienezza e nella totalità senza voltarsi indietro e senza parzialità.  Dio è la vostra eredità, la Chiesa e il mondo è il vostro campo d’azione, i fratelli sono l’oggetto delle vostre preoccupazioni e del vostro amore.  Diceva ancora il Papa in una delle sue omelie del mattino a Santa Marta, a proposito delle persone consacrate, ma ormai senza entusiasmo, divenute quasi dei mestieranti: “E’ un po’ triste quando uno trova un consacrato privo di speranza, senza quella passione che dà la speranza; ed è tanto bello quando se ne trova uno che arriva alla fine della sua vita, sempre con quella speranza, non con l’ottimismo, ma con la speranza, seminando speranza”(9 settembre 2013).  Ecco cosa intendo dire con linearità.

A voi cari diaconi, a voi  -Don Antony, Don Leneesh Jose, Don Micelet, Don Sushil Kumar, Don Imtiaz, Don Mathew Manoj, Don Rockwin Prakash, Don Martin, Don Paul, Don Lucian, Don Pius Peter, Don Yulai-, il Signore affida oggi, e per sempre, il servizio liturgico, specialmente quello dell’Eucaristia, della Parola e della Carità.  A questo servizio, sappiate, però, si arriva pieni di gioia, entusiasmo e preparati: ciò che voi avete fatto in questi anni nel nostro Collegio Urbano e ciò che ancora farete nel tempo che viene.

A questo punto permettetemi di fare un riferimento al Vangelo di oggi.  Abbiamo ascoltato il brano della parabola dei talenti.  Un signore affida i suoi beni ai suoi servi e parte raccomandando di farne un uso appropriato.  Dopo molto tempo, quel signore ritorna e volle regolare i conti con i suoi servi, così ognuno è chiamato a fare il resoconto del suo operato; il primo consegna il doppio dei beni ricevuti, il secondo fa altrettanto, il terzo invece, infingardo, cioè pigro e per di più mal prevenuto verso il suo signore, gli restituisce appena quello che aveva avuto.  Il signore allora toglie al servo fannullone e inutile i beni che gli aveva affidati e li dà ad altri più capaci. 

Questa parabola di Gesù è molto adatta, particolarmente in questa circostanza dell’ordinazione diaconale, quindi per voi, che desiderate mettere la vostra vita al servizio di Dio e dei fratelli.  Cari amici, quello che intendo dire è che voi tenendo nelle vostre mani il dono della vostra vita, già santificata dalla grazia del battesimo, ricevete la grazia del diaconato, ossia dei talenti importanti, perché il Signore vuol vedere se domani potrà affidarvi il presbiterato, ossia se potrà fidarsi di voi a darvi di più, se può avere fiducia in voi. Questo dipende da voi: o essere come i servi fedeli ed entusiasti, o come quello pigro al quale verrà tolto tutto.  Provati nel diaconato, per così dire, potrete essere pronti per il sacerdozio.  Proprio come Gesù spiega nella parabola a chi si meravigliava che ancora stesse dando a coloro che già avevano abbondantemente ricevuto.  Oggi il diaconato, domani il sacerdozio.

Vorrei concludere pensando alla gioia delle vostre comunità diocesane, dei vostri parenti e amici, ma soprattutto a quante volte, credo, voi avete immaginato e atteso questo giorno.  Un giorno come uno dei più belli della vostra vita, come una tappa che vi apre al ministero sacerdotale.  Quanti interrogativi, quanti momenti di preghiera, quante ansie, tra lo studio, il gioco, i colloqui con i vostri formatori, con la famiglia, con gli affetti, con gli amici, con tutto ciò che è stato il vostro mondo.  Oggi è arrivato il giorno della donazione completa.  Fate questo passo con gioia e con fiducia.  E con Papa Francesco vorrei gridarvi: Non lasciatevi mai rubare questa gioia e questa fiducia!  Non dimenticate mai questo giorno di donazione! Amen.

 


Publicado por verdenaranja @ 21:37  | Homil?as
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